La salita di Roccoli dei Lorla

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Lombardia: la salita che conduce ai Roccoli dei Lorla da Dervio è caratterizzata da un discreto dislivello e da 3 km finali con una pendenza media che sfiora il 12 per cento.

La salita che vi proponiamo ha inizio da un paese situato lungo la sponda orientale del Lago di Como e si divide, sia geograficamente che ciclisticamente, in due nette parti.
Nella prima, che termina all’altezza del km 8, all’uscita da una galleria, si risale, con la S.P.67, la Val Varrone, solcata dall’omonimo torrente, superando all’inizio una lunga serie di tornanti, con una bella vista sul lago, e inoltrandosi poi nell’entroterra, immersi quasi sempre in una fitta vegetazione, che ostruisce il più delle volte la vista.
Le pendenze, in questa prima parte, non scendono mai al di sotto del 5 per cento, ma in compenso non arrivano in nessun caso a oltrepassare l’8 per cento.
Superata la galleria, un tratto in leggera discesa lungo poco più di 1 km conduce a Tremenico, dove si lascia la valle per risalire le pendici del Monte Legnoncino, che chiude a nord la Val Varrone.


Anche in questa seconda parte le pendenze, almeno fino al Ristorante Capriolo, si mantengono comprese tra il 6 e l’8 per cento, ma negli ultimi 3 km, dopo il Ristorante Capriolo, fanno un deciso balzo, portandosi su alori che sfiorano il 12 per cento e che non scendono comunque mai al di sotto del 10 per cento.
Il fatto di avere le maggiori difficoltà concentrate nel finale costringe il ciclista che punta a una buona prestazione a mettere in atto un’adeguata strategia, per non rischiare di spendere troppe energie all’inizio, con il rischio di restare privi di forze alla fine.
Nella prima parte, quindi, si potrà spingere abbastanza sui pedali, visto che poi ci sarà un tratto in discesa utile per recuperare le energie, mentre nella seconda parte, dopo Tremenico, occorrerà essere più prudenti e restare sempre al di sotto della soglia, riservandosi di spingere al massimo solo sul finale.
Per quanto riguarda il traffico, nella prima parte, lungo la S.P.67, occorrerà prestare la dovuta attenzione, perché il movimento di auto e mezzi per il trasporto delle merci non manca, mentre nella seconda è quasi inesistente e si potrà incontrare solo qualche automobile di turisti diretta alle passeggiate sul Monte Legnone.
In ogni caso occorre tener presente che, nella seconda parte, la strada è alquanto stretta e sul finale si riduce a un nastro asfaltato dove faticano a trovare spazio una bici a fianco di un’auto. Un cospicuo vantaggio è offerto invece dalla vegetazione, che riesce a garantire un’adeguata copertura dal calore e dai raggi del sole anche nel pieno della stagione estiva.

TANTI TORNANTI

La salita parte lungo la via Armando Diaz di Dervio, nel punto in cui si stacca la via Val Varrone, strada che imbocchiamo seguendo le indicazioni per Vestreno e Tremenico.
Iniziamo fin da subito a salire fiancheggiando le case di Dervio, che si diradano a mano a mano che saliamo.
Superato un primo tornante destrorso, raggiungiamo una rotonda, dove prendiamo la prima uscita, continuando poi a salire con una pendenza che si mantiene intorno al 7 per cento.
I tornanti si snocciolano sotto le nostre pedalate e scandiscono con una certa regolarità la salita.
Ne superiamo tredici e poi la strada, lasciata a sinistra la deviazione per la frazione di Bondal, assume un andamento più rettilineo.
Più avanti incontriamo un’altra coppia di tornanti e all’altezza del secondo dei due lasciamo a sinistra la deviazione che entrerebbe nel centro di Vestreno.

LA VEGETAZIONE SI INFITTISCE

Dopo un breve tratto, lasciamo, sempre a sinistra, la secondaria, che raggiungerebbe Sueglio, e continuiamo a salire immersi in una vegetazione arborea piuttosto fitta che però, dato che la strada corre in costa, col pendio che cala ripido a sinistra verso il fondovalle, non riesce a coprirci con la sua ombra.
Lasciato a sinistra il centro di Introzzo, la strada si restringe e la vegetazione si infittisce, consentendoci di pedalare al fresco anche nelle più calde ore estive.
Un paio di tornanti ravvicinati precede l’ingresso in una galleria lunga 140 m e non illuminata al suo interno, che richiede dunque una certa attenzione.
All’uscita la salita cessa e la strada inizia a calare dolcemente, facendoci raggiungere, senza alcuna fatica, Tremenico.
Proprio all’altezza del cartello che segna l’ingresso nel paese dobbiamo lasciare la principale per compiere un tornante sinistrorso, imboccando una secondaria che riporta indicazioni per Roccoli Lorla, Subiale e Lavadee.

LA SECONDA PARTE

Tre ravvicinati tornanti ci consentono di risalire la parte alta del paese, poi le case scompaiono per lasciare il posto a una natura che, a mano a mano che avanziamo, diventa sempre più selvaggia. Superiamo altri tre tornanti abbastanza distanziati pedalando immersi in un fittissimo bosco, poi usciamo allo scoperto per affrontarne altri tre e quindi ci immettiamo ancora in una fittissima vegetazione, che si dirada solo quando raggiungiamo il Ristorante Bar Capriolo.
Qui, dopo avere superato un tornante destrorso, iniziano gli ultimi durissimi 3 km.
Lo strettissimo nastro asfaltato serpeggia salendo, completamente immerso tra gli alberi, con una pendenza compresa tra il 10 e il 12 per cento, per raggiungere la frazione di Monte Lavadee che, superando un paio di tornanti, ci lasciamo alle spalle.

IL FINALE

Altri due tornanti nei pressi di alcune costruzioni e di alcuni impianti sportivi introducono all’ultimo tornante, strettissimo, che precede di 270 m esatti l’arrivo.
Lasciata a sinistra la secondaria sterrata che riporta indicazioni per Legnoncino e seguendo il cartello Legnone, un ultima rampa ci porta in un grande piazzale sterrato adibito a parcheggio, dove la salita ha termine.
Qui non c’è alcuna possibilità di ristoro, ma, a pochi minuti da questo piazzale, una strada sterrata in leggera salita consente di raggiungere il Rifugio Roccoli Lorla, in estate aperto tutti i giorni mentre in primavera e in autunno solamente il sabato, la domenica e i festivi.